Come trasformare una ricchezza dei milanesi in una holding da spremere come un limone che fattura 6500 milioni di euro all’anno (fatturato 2012)

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Anche la sede nord A2A di via Ponte Nuovo 100 Milano in zona 2 subirà i tagli e i licenziamenti.

La A2A, ex AEM (azienda municipalizzata del Comune di Milano) per la fornitura di servizi energetici ed ora dopo la fusione con ASM Brescia e l’accorpamento di AMSA Milano, anche di servizi ambientali, oltre che una miriade di partecipazioni a vario livello in parecchie decine di altre società.

Le sue radici risalgono ai primi anni del 900, quando il Comune di Milano allora guidato da una coalizione di sinistra, realizzò la prima centrale termoelettrica in P.za Trento (1905).

Tra gli obiettivi oltre che fornire i privati e le attività produttive vi era anche quello della elettrificazione della rete tranviaria e dell’alimentazione della carente rete di illuminazione pubblica che si basava anche su lampade ad olio.

Il Comune di Milano con questo importante progetto industriale creò una alternativa a contrasto del monopolio dettato in quel periodo dalla Edison che non brillava per qualità e affidabilità del servizio che forniva.

Milano fino a quel momento aveva le tariffe più alte fra tutte le città italiane (1 lira al kwh).

Successivamente si ebbe via via la creazione di varie centrali idroelettriche tra i monti della Valtellina.

A questo link si può leggere una cronistoria ben dettagliata della originaria Azienda Elettrica fino ai giorni della trasformazione da Municipalizzata in SpA (1996).

http://www.storiadimilano.it/citta/milanotecnica/elettricita/aemstoria.htm

Anche leggendo velocemente la storia di questa azienda, emerge in maniera lampante la diversa connotazione e la differente caratura tecnico politica e progettuale della classe dirigente di allora rispetto a quella di oggi.

La capacità e la volontà di pensare anche all’importanza del servizio pubblico oltre che al ritorno economico, per altro confluente sempre nelle casse comunali e quindi dei cittadini milanesi.

Attualmente l’attenzione è rivolta solamente a progetti speculativi e diversi si sono rivelati dei veri disastri.

Il dividendo è ciò che importa. La strada intrapresa ormai da parecchi anni di esternalizzare parecchi settori e attività produttive dimostra che si vuole trasformare una realtà ad alto contenuto tecnologico in una impresa commerciale.

Questo ha significato anche una forte diminuzione della qualità del servizio alla clientela.

Va detto che queste trasformazioni non riguardano solo la A2A, il confronto tra quello che era l’Azienda  30 anni fa, rispetto a quella che è attualmente,  mette in evidenza la forte scadenza della qualità del servizio e dei valori sulla base dei quali era stata pensata e fondata.

L’ultima trovata speculativa è quella di chiedere l’accesso alla cassa integrazione e la programmazione di alcune centinaia di licenziamenti.

Per la prima volta nella sua storia ha invertito il ruolo di azienda “calmieratrice” che ha sempre avuto.

In molte occasioni si è trovata ad assorbire centinaia e centinaia di licenziamenti dovuti alle industrie che chiudevano.

È enorme la contraddizione nell’aumentare il dividendo dichiarando utili per 260 milioni e contemporaneamente licenziare e chiedere la cassa integrazione che, tra l’altro, grava sempre sulle tasche dei cittadini lavoratori.

Stiamo parlando sempre di una SpA in cui gli azionisti di  maggioranza sono il Comune di Milano e il Comune di Brescia.

Una realtà industriale in attivo fa pagare all’anello debole della catena, cioè gli impiegati e gli operai il costo della ristrutturazione, attingendo anche dalle casse dello Stato (cioè INPS) il finanziamento della cassa integrazione.

Qui sotto si può vedere un breve video della manifestazione di protesta davanti a Palazzo Marino da parte dei lavoratori iscritti al sindacato USB di A2A di martedì 9 Aprile 2012.

Il servizio è stato realizzato da Laura Cenerini Farinella e Michele Giordano dipendente di A2A.

Michele G.

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