RESOCONTO I° TAVOLO DI LAVORO SU VIA PADOVA

PRIMA RIUNIONE DEL TAVOLO DI VIA PADOVA

(sede di Legambiente, piazza Costantino 1, h. 21)

23 FEBBRAIO 2012

Verbale

È presente Mouhcen Bendaoud delegato dal Vice-Sindaco Maria Grazia Guida.

Il Presidente Commissione Coesione Sociale, Stefano Costa (Verdi-Ecologisti zona 2), riassume gli elementi emersi dall’incontro di fondazione del Tavolo all’interno della Commissione Coesione Sociale, del 22 dicembre 2011:

1)      necessità di coinvolgere più cittadini possibile, anche in rappresentanza delle comunità straniere;

2)      necessità di coinvolgere da subito l’amministrazione comunale;

3)      tavolo di quartiere come possibile obbiettivo/strumento;

4)      necessità di stabilire una road map: distinguere obbiettivi di breve, medio e lungo periodo;

5)      necessità di elaborare una bozza di progetto complessivo come piattaforma d’intesa con l’amministrazione comunale nel medio periodo; progetto complessivo sulla via Padova come obbiettivo del percorso;

6)      necessità di partire subito con un lavoro di studio e analisi, mappatura delle criticità;

7)      necessità del supporto tecnico e politico dell’amministrazione centrale;

Segnala che un documento da parte del Gruppo via Padova è già stato depositato. Invita i presenti e le altre associazioni a produrre contributi scritti sugli obbiettivi ed il metodo di lavoro del Tavolo.

Chiede ai partecipanti di compilare delle schede, soprattutto per avere i contatti di tutti. Potranno partecipare al Tavolo tutti coloro che vorranno dare il proprio contributo costruttivo in argomento, quindi i partecipanti sono invitati a lasciare in bianco le domande poste in tali schede rispetto alle quali non hanno risposte da dare, come, eventualmente, quella sull’associazione di riferimento o quella sull’area di intervento prescelta.

Segnala che la consigliera Deborah Besseghini (Sel, zona 2) lo affiancherà come coordinatrice.

Apre la discussione su obbiettivi e metodo di lavoro.

Deborah Besseghini precisa che il Tavolo è autonomo nelle sue decisioni e che i due coordinatori non proporranno una linea predeterminata, ma cercheranno una sintesi delle posizioni emerse dal Tavolo stesso, che verrà sottoposta sempre alla valutazione di tutti i partecipanti. Come partecipanti a loro volta, i due coordinatori potranno ovviamente formulare delle proprie proposte ed esprimere le proprie opinioni.

La stessa Besseghini modera la discussione.

Aldo Bonora (Legambiente) sottolinea la necessità di coinvolgere le comunità di immigrati. Propone altresì di attivarsi perché venga trovata una soluzione al problema della raccolta differenziata nei condomini: in particolare che venga intensificata l’informazione in merito, anche con cartelli multilingue.

Il consigliere Mario Re Fraschini (FdS zona 2) sostiene che il compito del Tavolo debba essere principalmente quello di facilitare il lavoro delle associazioni e le loro iniziative, creando rete tra loro e facilitando l’interlocuzione con l’amministrazione centrale. A suo parere, bisogna concentrarsi su aspetti concreti, non solo su linee di massima e progetti generali.

Carlo Bonaconsa (Gruppo via Padova) sostiene che la via Padova sia un laboratorio di coesione sociale straordinario. A suo parere, bisogna essere consapevoli di quali sono gli aspetti fondamentali che caratterizzano la via. L’obbiettivo del Tavolo deve essere, in questa prima fase, la realizzazione di un convegno che rappresenti il primo passo verso l’elaborazione di un progetto complessivo. Per arrivare a questo convegno è necessario, da un lato, uno studio approfondito della realtà della via, dall’altro, la messa a disposizione di personale da parte dell’amministrazione, magari distaccando a metà tempo un funzionario di zona e/o comunale perché supporti il lavoro del Tavolo. La volontà dell’amministrazione di dar seguito a quanto è scritto a p. 27 del programma cittadino si può verificare anche da scelte di questo tipo. È poi necessario che vengano individuati all’interno della giunta degli assessori di riferimento, disposti a seguire il progetto.

Luigi Galbusera (coordinatore PD zona 2) manifesta delle perplessità sull’utilizzo di parole come “straniero” e “integrazione”. L’obbiettivo, a suo parere, della nostra politica deve essere il raggiungimento di una parità effettiva di diritti e di doveri tra tutti. A lungo termine l’obbiettivo è quello di una città diversa. Dunque la domanda corretta, dal suo punto di vista, è “che città vogliamo?”. Nel breve periodo l’obbiettivo proposto è l’acquisizione di coscienza/conoscenza attraverso l’analisi continua e aggiornata, utilizzando anche i dati già in possesso dell’amministrazione. Rivendica un ruolo forte del Consiglio di zona nella questione via Padova, soprattutto in vista delle municipalità. Auspica il coinvolgimento nei lavori del Tavolo di più assessorati e di più commissioni comunali e zonali.

Emanuela Manni (Villa Pallavicini) propone che si individuino del macrotemi e ci si divida in gruppi di lavoro. Ciascun gruppo si dovrebbe dividere in sottogruppi e lavorare sull’individuazione dei bisogni, per poi verificare se l’amministrazione ha già delle risposte a quel particolare bisogno o no, e, se sì, pubblicizzarle. Bisogna individuare tanto le risorse esistenti che non vengono sfruttate, quanto i “buchi”: i vuoti di risposta a certi bisogni.

Paolo Pinardi (Comitato vivere in zona 2) nota come l’amministrazione precedente abbia teorizzato esplicitamente il non-intervento pubblico. Propone di coinvolgere le comunità di immigrati attraverso le poche associazioni esistenti, come i due centri islamici (che dal principio vanno avvicinati con un incontro specifico), ed il rapporto con i consolati dei paesi di provenienza. I migranti hanno bisogni strutturali: il permesso di soggiorno, la casa, il lavoro. Suggerisce che il Consiglio di zona fornisca informazioni sui documenti ed i permessi. Nota che ci sono delle contraddizioni macroscopiche da risolvere sulla via Padova: per esempio, ad un estremo abbiamo case vuote in quantità, nel Quartiere Adriano, all’altro il sovraffollamento nelle case-dormitorio per migranti, verso Loreto. Dobbiamo, certo, costruire un progetto generale, ma avere presenti gli interventi immediati ed i progetti più a breve termine. Per esempio, propone: un corso di italiano per stranieri al Cam Padova; una dichiarazione esplicita contro ogni ulteriore cementificazione; di realizzare tratti a senso unico in via Padova; di dare alle istituzioni una sede in via Padova: uno sportello comunale aperto alla cittadinanza.

Fortunato Deleidi (Circolo PD Venturini) auspica che venga fornita presto a pieno regime una adeguata informazione sulla raccolta dei rifiuti e propone a questo scopo di promuovere degli incontri nei condomini. Nota che molti elementi utili per la “mappatura” dei bisogni in via Padova sono già noti all’amministrazione comunale: basta chiedere i dati. Per esempio, i dati sulle attività commerciali ed il censimento degli immobili sono fonti esistenti che devono essere utilizzate. Parla di incentivi già in atto alla messa in locazione degli immobili a prezzi calmierati, mentre esistono disincentivi, sostanzialmente attraverso l’IMU, per chi decide di non affittare.

Stefano Costa ricorda che in Commissione Ambiente è stato votato un progetto sull’acqua pubblica che prevedeva la diffusione di materiale informativo multilingue.

Rosario Mignemi (Gruppo via Padova) legge il documento intitolato “La nostra via Padova”. Il documento mette in luce in primo luogo le risorse, che si dividono in ambientali, economiche (commercianti), infrastrutturali, sociali – istituzioni scolastiche e religiose, associazioni. Il documento mette in luce anche alcune criticità (condomini che cominciano ad avere in sempre maggior numero difficoltà di gestione, per esempio) e richiama l’amministrazione comunale all’impegno preso in campagna elettorale. L’intervento di risanamento sulla via Padova dovrà comunque salvaguardare le caratteristiche attualmente positive della via: prima tra tutte, la multietnicità. È necessario a questo scopo individuare un piano di intervento e metodologie di lavoro partecipate. Sottolinea la necessità che l’amministrazione comunale metta a disposizione del progetto competenze e risorse umane, e per il coinvolgimento delle comunità straniere auspica una più stretta collaborazione con ambasciate e consolati. La riqualificazione di via Padova ha bisogno di una regia cittadina. Nel medio periodo, Mignemi auspica l’istituzione di una casa delle associazione e di uno sportello dei diritti. Chiede se la presenza di Bendaoud sarà continuativa e regolare.

Franco Beccari (Legambiente) nota che già esiste il progetto Domus.

Paolo Bunicelli (associazione resistenza) si felicita per l’iniziativa del Tavolo. Nota però che c’è urgenza di intervenire contro il degrado sociale, e non solo in riferimento alle comunità di immigrati! Questo anche per evitare il diffondersi di tendenze neofasciste. Ci sono gravi carenze nei servizi e nella capacità di intervento e progettazione dell’amministrazione, frutto anche di una precisa volontà politica. Sostiene che bisogna “socializzare i problemi” e che il compito del Tavolo è anche quello di aiutare l’amministrazione di centro-sinistra ad attuare il proprio programma.

Salvatore Gioia (ANPI Crescenzago) nota che probabilmente non sarà facile che tutte le forze presenti al Tavolo trovino in breve tempo un accordo su un documento. Tuttavia, bisogna trovare punti d’incontro attraverso l’ascolto ed il rispetto reciproci.

Cesare Moreschi (Comitato vivere in zona 2) richiama l’attenzione sul fatto che sulla via Padova si è ampiamente lavorato negli anni precedenti: non si parte dall’anno zero. Eppure, la via Padova non è forse ancora una priorità dell’amministrazione centrale. Ci deve essere un progetto complessivo, con l’amministrazione come regista in grado di mettere in campo le esperienze e le riflessioni precedenti sulla via Padova, ma il Tavolo può e deve iniziare da subito a lavorare su problemi particolari e concreti, come, per esempio, quello delle relazioni tra comunità di provenienza diversa a livello di condominio e delle relative complicazioni.

Franco Beccari (Legambiente) sottolinea il fatto che al Tavolo è già presente il Comune di Milano, sia perché promosso dal Consiglio di Zona, sia per la presenza di Bendaoud ed eventualmente di altri in rappresentanza della giunta. Concorda sulla necessità di un progetto complessivo, ma anche con la proposta di partire individuando dei bisogni. Il progetto sulla via Padova sarà da espandere a tutta la città: deve essere quasi un modello, un progetto-pilota di coesione sociale. Propone la divisione in gruppi di lavoro. Sintetizzando, ci sono due obbiettivi:

1)      individuare i bisogni immediati;

2)      costruire una visione ed una piattaforma comuni come primo passo verso un progetto complessivo.

Infine, invita i coordinatori a cercare ogni volta una spazio nuovo sulla via Padova (propone via Padova 118).

Il consigliere Luigi Colantuoni (Udc, zona 2) nota che in fondo si parte da una dato di fatto: il Tavolo di via Padova è stato istituito all’interno della commissione Coesione Sociale, Inclusione, Sicurezza [si complimenta per il nome, perché è vero che la sicurezza è una conseguenza del resto] e dunque il tema della coesione sociale resta quello centrale. Sostiene che sia necessario restringere il più possibile il campo a questo aspetto. Va bene il coinvolgimento delle istituzioni, ma auspica che non emerga la tendenza a delegare ad esse troppo. Il tavolo deve essere soprattutto sede di discussione tra cittadini e associazioni della via Padova.

La consigliera Deborah Besseghini interviene per ricordare che sono diversi gli ambiti che possono essere ricondotti a quello della coesione sociale: praticamente almeno tutti quelli che danno il titolo ad una commissione comunale, per esempio l’urbanistico o il commerciale. Propone inoltre di istituire una mailing list del Tavolo per la condivisione di documenti tra i suoi membri e per le convocazioni. Prega però esplicitamente i presenti di evitare qualunque forma di discussione diretta in mailing list, e lasciare che il momento deputato al confronto resti la riunione del Tavolo.

La consigliera Raffaella Piccinni concorda sul fatto che la finalità primaria è la coesione sociale nelle sue diverse articolazioni, non ultima la questione dell’integrazione degli stranieri residenti. Propone che una seduta del Tavolo abbia luogo nella sede del centro islamico di via Padova.

Il presidente del Consiglio di zona 2, Mario Villa sottolinea il fatto che il Tavolo di via Padova è un tavolo istituzionale. La scelta è dovuta ad alcuni aspetti peculiari dell’area e non mira a privilegiare una parte della zona rispetto alle altre. Al contrario, il Consiglio di Zona si aspetta da questa esperienza importanti stimoli al proprio lavoro. Villa ritiene necessario definire alcuni obbiettivi, come quelli già emersi. Aggiunge come proprio contributo la questione delle pari opportunità e quella del dialogo interreligioso. Oltre alla mailing list, propone una newsletter del Tavolo. Risponde poi alla domanda sulla casa delle associazioni: si farà in via Miramare [proteste tra i pubblico per la scelta del luogo]. Il presidente nota che nulla vieta di predisporne un’altra meno decentrata nel futuro. Promette che il Consiglio di zona si attiverà prima possibile per realizzare lo “sportello dei diritti”. Infine, nota che il convegno può essere un modo per concentrare le energie per un impegno ed una data precisi, evitando di disperderle in mille discussioni e iniziative.

Sergio de la Pierre (Gruppo via Padova) sostiene che il Tavolo ha fin dall’inizio degli aspetti identitari. Via Padova è un laboratorio di sperimentazione e via Padova può essere sperimentata come laboratorio. Approva la proposta di divedere in Tavolo in gruppi di lavoro. Sottolinea il fatto che una casa del quartiere in via Padova sarebbe utile e diventerebbe automaticamente il punto di riferimento di una progettualità in fieri. Nota che se si arrivasse ad una visione condivisa e complessiva sulla via Padova sarebbe un passo avanti anche per le associazioni. Più il progetto sarà complessivo e generale, più ci sarà spazio di partecipazione per le comunità immigrate.

Paolo Melissi (associazione Pluriversi) propone che il tavolo si delinei anche come un promotore di intermediazione culturale ad ampio raggio, e per questo deve avvalersi di figure professionali di intermediazione culturale. Probabilmente è necessario che il dialogo cominci con un invito ufficiale del Tavolo nei confronti delle comunità di immigrati. Sottolinea la necessità di affrontare il tema del disagio psichico.

Carlo Bonaconsa riprende la parola per chiedere innanzitutto un accordo sul significato delle parole. Cosa intendiamo per cantiere-laboratorio di via Padova? Quando si lavora in un cantiere si ha un progetto come riferimento, di norma. Il convegno dovrebbe essere il luogo di questa progettazione. Dopo la realizzazione di questo progetto ci si augura che l’amministrazione assuma la direzione del cantiere di via Padova: un laboratorio di sperimentazione di una società multietnica coesa. Ma ora bisogna ancora definire gli obbiettivi. Chiede a tutti di riflettere, oltre che su obbiettivi e metodo, sulle macroaree di intervento, che vanno individuate, e sugli elementi positivi e criticità presenti nella via.

Il consigliere Luigi Tranquillino prende la parola per ricordare l’esistenza dello spazio di via Padova 118, ma che lo stesso è difficilmente fruibile.

Mouhcen Bendaoud prende brevemente la parola e afferma di essere stato mandato dall’assessore Guida con il compito primario di ascoltare e capire le esigenze del quartiere. Afferma che desidera tornare e che la sua presenza, almeno nella sua volontà, non sarà sporadica. Promette di dare un serio contributo ai lavori del Tavolo.

Stefano Costa chiude la seduta raccomandando a tutti di fornire per la volta successiva (15 Marzo, ore 21), pubblicandolo in mailing list, un contributo scritto incentrato sul tema degli obbiettivi del Tavolo, che tocchi il tema delle macroaree di lavoro e intervento.

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  1. Paolo Pinardi del Comitato Vivere in Zona 2 tra le altre cose chiede che questa amministrazione prenda una posizione esplicita contro ogni ulteriore cementificazione. E noi ci associamo!!!!
    Aggiungo che non si può parlare di coesione e di sicurezza prescindendo dalla qualità dell’urbanizzazione e dalla vivibilità di un quartiere, e il sovraffollamento delle case dormitorio di Via Padova è tanto degradante quanto l’orribile desolazione della vista di cantieri e casermoni vuoti quanto brutti del quartiere Adriano.

  2. metterei come primo punto la gestione dei condomini, come secondo i negozzi sfitti .
    Nie condomini si svolge la vita sociale ed affetttiva degli abitanti , la crisi e la diffidenza creano grosse difficoltà di gestione e di convivenza scatenando dinamiche di collisione sociale. Gli amministratore di condominio nella migliore delle ipotesi temono queste situazioni e non le affrontano, nelle peggiori ci marciano.
    Ma è nel condominio che deve nascere la capacità di elevata convivenza, tutti abbiamo gli stessi problemi sppratutto economici , imparare a comunicare e a gestire significa suddividersi le pulizie delle scale, dividersi i lavori di manutenzione a seconda delle capacita, organizzarsi per consumare meno acqua- luce -gas, innescado queste dinamiche si otterrebbe un volano virtuoso che favorirebbe l’autostima collettiva e creerebbe una nuova cultura per gestire il circostante.

  3. Dici bene Marco, ma per la mia esperienza sono pochi gli amministratori che vadano al di là della mera amministrazione economica del condominio. Però forse potrebbe essere utile invitarli per una sorta di corso di aggiornamento sull’amministrazione dei condomini di via Padova, in una realtà ideale l’Amministratore Condominiale dovrebbe essere una sorta di moderatore di gruppo…..

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