Lettera aperta educatrici materne Comunali

LETTERA APERTA DELLE EDUCATRICI DEL COMUNE DI MILANO

Come lavoratrici dei Servizi all’Infanzia del Comune di Milano dobbiamo

constatare , non senza rabbia ed amarezza,  che, da settembre 2011, nei  nidi e scuole d’infanzia del Comune di Milano, è ufficialmente iniziata la gestione mista pubblico-privato sociale! E’ stato infatti ampliato, con decisione unilaterale, senza prima averne discusso con le rappresentanze sindacali dei  lavoratori  e con  chi usufruisce dei servizi,  l’appalto alle cooperative sociali che già gestivano  il sostegno ai bimbi disabili, esternalizzato oramai da diversi anni.

La possibilità di “estensione dell’appalto” ha fatto sì che nei  giorni appena trascorsi  ben 130 educatrici di cooperative prendessero servizio su vuoti d’organico reali sostituendo nei fatti lavoratrici precarie che, attraverso regolari concorsi e selezioni  comunali, negli  anni hanno fatto parte di una graduatoria con cui il comune ha “tappato”  i propri buchi d’organico.

Le educatrici  delle cooperative, pagate  900 euro al mese e che  lavorano 7 ore al giorno con i bambini,  non hanno ore di gestione  sociale per cui niente condivisione di interventi, progetti e verifiche  col personale comunale, Inoltre, il personale che per anni ha lavorato per questo Comune nei  servizi garantendone professionalità e continuità, si ritrova senza  lavoro e verrà chiamata in parte, solo su sostituzioni di maternità,  aspettative, malattie lunghe, etc.

Pur comprendendo, come più volte ribadito nelle sedi idonee, il  momento di enorme difficoltà dei Comuni che si vedono costretti a tagli  sempre più gravosi senza  riuscire ad assumere il personale che sarebbe  necessario, ci risulta impossibile però comprendere  le scelte effettuate da questa Amministrazione  Comunale, che invece di ascoltare  le molteplici soluzioni alternative a loro presentate dalle OO.SS hanno deciso di procedere verso l’esternalizzazione del servizio, andando, su  tutta la linea, contro quelli che sono stati gli “impegni” assunti dal  Sindaco Pisapia.  A rileggere il programma elettorale dell’attuale  Amministrazione c’è da chiedersi dov’è finito il : “…superare il precariato del lavoro che genera precarietà dei  servizi”  oppure il “ …sottoporre a rigorosa verifica di tutte le  esternalizzazioni che non devono riguardare i Servizi fondamentali per  la missione del Comune” Ma più ancora quando si cita testualmente che  l’offerta per servizi  per l’infanzia “deve sensibilmente aumentare attraverso una diffusione  capillare e ragionata sul territorio, preservando la gestione diretta  delle strutture e affidando al Comune il ruolo di indirizzo,  coordinamento  accompagnamento per le gestioni in appalto attraverso convenzioni eque (che garantiscano le stesse condizioni del servizio a gestione diretta alle famiglie e agli educatori)….” Tutti passi del programma elettorale ufficiale, Carta straccia o, come si usa dire ora, “siamo stati fraintesi” ? Con questa operazione di esternalizzazione l’amministrazione del Comune di Milano è riuscita in pochi mesi a: Sostituire la precarietà delle graduatorie con la precarietà delle  cooperative sociali a basso costo e pochi diritti innescando una     spirale perversa a solo danno della qualità del servizio e dei     diritti  di chi lavora.

Dare il via ad un meccanismo di competizione  che porta solo ad una guerra fra precarie e fra lavoratrici con scostamenti significativi     di  salario e di diritti.

Riuscire dove le giunte precedenti  hanno fallito per anni,  sostituire cioè     la pianta organica dei lavoratori Comunali con  “manodopera” a     basso costo esternalizzando di fatto pezzi di servizi  all’infanzia,  Svilire,     in continuità col passato,  il rapporto con le OO.SS mettendo tutti     davanti al fatto compiuto. Un bel risultato davvero, e in così poco tempo…Ma la cosa che più ci pesa è il perseverante ed inaccettabile vizio, anche di questa amministrazione,  di nascondersi dietro all’alibi delle  decisioni prese da altri; c’è da fare risparmi ed economie ? C’è solo una strada: Sfruttiamo e sottopaghiamo la gente che lavora e precarizziamola il più possibile. Licenziamo, perché di questo si tratta nella realtà , quelle che ci hanno tappato i buchi fino ad oggi,  e mettiamone di più economiche.

Ma se è vero che la ricetta è solo questa,che non ci sono altre  strade, in cosa si distingue questa giunta dalle precedenti ? Non  credono, Sindaco ed Assessore  in un sussulto di coerenza, che altre  strade siano  possibili? Magari approfondendo le proposte fatte dalle  OO.SS. e frettolosamente accantonate,forse  su suggerimento di una  dirigenza di settore cresciuta nel mito “Morattiano” della  privatizzazione dei servizi,  a favore della soluzione più facile ed  immediata del licenziare,precarizzare, esternalizzare.

Sappiamo che sono stati effettuati dall’Assessore Guida, incontri sia  a livello di Ministero, sia di Provveditorato per trovare soluzioni a  questa situazione. Nonostante ciò, se l’amministrazione Comunale fosse  costretta, da mancanza di fondi, a decidere se CHIUDERE I SERVIZI O  UTILIZZARE PERSONALE SOTTOPAGATO DELLE COOPERATIVE, NOI DICIAMO  CHIUDIAMO I SERVIZI E VEDIAMO COSA SUCCEDE!

Qualcuno, da qualche parte ed in qualche modo deve dire BASTA al  declino senza fine delle condizioni di vita di chi lavora; cos’altro c’è  dopo le cooperative a 900 €/mese per 35 ore alla settimana ?

La dignità del lavoro ma anche la tutela dei servizi, di chi ci  lavora e soprattutto di chi ne usufruisce deve essere sempre una  priorità!!

La svendita dei servizi all’infanzia era il timore che avevamo con la  Giunta Moratti, non pensavamo sarebbe diventata la certezza  dell’Amministrazione Pisapia!

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Una risposta

  1. Putroppo il mondo degli educatori è difficile ma anche molto vario. C’è chi ha una laurea in pedagogia, chi in psicologia, chi ha un corso triennale, chi addirittura la terza media. Sconvolgente un articolo di giornale che lessi tempo addietro in cui il ruolo dell’educatore era considerato un ripiego alla disoccupazione. Paghe bassissime, contratti molto particolari e anche quando si ha un contratto a tempo indeterminato i diritti sono pochi, visto che per gli educatori che operano in seno alle scuole, tocca restare a casa quando l’utente è assente, come se fosse una decisione dell’educatore. Per non parlare delle ore di servizio…è come se si lavorasse in fabbrica, un continuo andirivieni per cosa? Per una paga non proporzionata all’impegno profuso tutti i giorni. Insomma….non vi è un riconoscimento vero e proprio della categoria, l’educatore non è un insegnante ma non è neppure un educatore a pieno titolo, è solo un assistente, un operatore, un lavoratore di serie C. E’ squalido come si possa considerare questa nobile professione, scontata e facile da professare, come se le relazioni con gli utenti fossero facili da gestire, come se sedersi accanto allo studente disabile guardandolo solo negli occhi mentre è in aula possa bastare!

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